Home Page del Comune Clicca per approfondimenti

Clicca per visualizzare la guida alla navigazione
 
 

TERRITORIO

 

in evidenza

 

Risorse

 

 
Sei in: - STORIA - L'et� medievale

L'et� medievale
Testi a cura del prof. Giuseppe Grosssi  maggiori info autore





La prepositura cassinese di Sancta Maria de Luco.

L'inizio del medioevo è indubbiamente segnato per la Marsica dall'arrivo dei Longobardi nella provincia Valeria nel 571-574 con la definitiva conquista nel 591 ad opera di Ariulfo, secondo Duca di Spoleto. Della primitiva conquista della "Valeria provincia" abbiamo l'accorata descrizione del papa Gregorio Magno che evidenzia l'uccisione per impiccagione di due monaci e la crudele decapitazione di un " venerabilis diaconus ... in Marsorum provincia " (Gregorii Magni, IV, 262).
Da queste notizie si evidenzia la mancanza, per quel periodo, di un vescovo nel territorio marso, ma soprattutto la presenza di monaci probabilmente ancora addetti alla conversione dei gruppi pagani che sopravvivevano nell'interno degli insediamenti rurali appenninici.
Agli inizi del successivo VII secolo la Valeria è inserita nel Ducato di Spoleto con la nascita nella Marsica di una gastaldia locale retta da un gastaldius Marsorun residente nella Civitas Marsicana (S. Benedetto dei Marsi) e nella " curte comitale " (sic.) di Apinianicum di Pescina. Nello stesso secolo, nel 608, un prete nativo dalla Marsica diventa papa col nome di Bonifacio IV: "Bonifatius natione Marsorum de civitate [leggi: provincia] Valeria" (Liber Pontificalis, I, 317). Alla metà del secolo i Longobardi si cristianizzano ed iniziano a costellare il territorio di chiese dedicate a S. Angelo, come la Sancti Angeli in Transaquas del "Pozzo di S. Angelo" di Luco, santo armato e protettore del guerriero longobardo (Arimanno).

Pur tuttavia la conquista longobarda mette fine alle strutture amministrative romane ed anche alle primitive diocesi cristiane attestate in territorio albense e marruvino a partire dal VI secolo a.C. Dei vecchi municipia di Alba, Anxa e Marruvio non rimane traccia alcuna come ben descritto dallo storico longobardo Paolo Diacono, vissuto nel 720-799: trad. ital. = " La tredicesima regione è la Valeria, ...., Le sue città più importanti sono Tivoli, Carsoli, Rieti, Forcona e Amiterno; vi si trova pure il territorio dei Marsi con il Lago Fucino " (Hist.Long., II, 20). Dalle prime notizie dell'area fucense in età longobarda e prima età franca sappiamo che i fundi documentati in piena età imperiale romana sono in gran parte riutilizzati dalle ecclesie e curtes di età longobarda: dai ritrovamenti ceramici e dalle sepolture potrebbe essere attestata una frequentazione di età longobarda nelle località di "Agguachiata" e "S. Angelo" (GROSSI 1998, 28-31).
Nel 774 la gastaldia dei Marsi " in finibus Spoletii " viene conquistata da Carlo Magno e nuovamente inserita nell'ormai franco-longobardo Ducato di Spoleto. Da questo momento iniziano le prime testimonianze sulle chiese e monasteri benedettini del territorio luchese.
La prima notizia della presenza di Benedettini nel territorio fra Luco e Trasacco si ha fra il 789 e l'822 con la citazione della chiesa di " Sancta Maria Transaquam, cum suis pertinensis " citata come possesso del monastero di Farfa (RI) sotto il Duca di Spoleto Guinigio (Chron.Farf., I, 258, n.1; Reg.Farf., V, doc.1280).
Si tratta di una curtis monastica ("villa rustica ad economia chiusa") posta nelle vicinanze delle rive del lago con al centro la chiesa con terreni attorno, probabilmente tenuta da una famiglia dipendente dai Farfensi e ricalcante un vecchio fundus ("fondo agricolo") tardo-antico, probabilmente riconoscibile nella località detta "Passarano".

Quasi del tutto assenti le testimonianze del primo medioevo fino al X secolo nell'area della città di Anxa-Angitia, ma certamente la vita continuò, anche se in tono decisamente minore, data la presenza di fregi scultorei cultuali cristiani e ceramiche acrome ed invetriate di VII-IX secolo. È di recente la conoscenza nell'area del tempio del "Tesoro" di sepolture alto medievali con fosse rivestite e coperte dalle lastre di spoglio del rivestimento del tempio e del vicino porticato.
È, inoltre, attestata la riutilizzazione di parte del tempio, fra la parete rocciosa sud e il podio, come civile abitazione a due livelli con camino ricavato sulle murature antiche; si notano infatti dei fori sulla roccia per alloggiamento delle travature. Appare possibile che una primitiva chiesa cristiana sia stata edificata intorno al VII-VIII secolo sul sito basso del santuario della dea fucense, probabilmente distrutto dai Cristiani nel corso del IV-V secolo, come confermato da capitelli floreali e frammenti ceramici di questo periodo rinvenuti nel luogo. Solo a partire della metà del X secolo abbiamo la prima attestazione dell'esistenza nel luogo, in alto e sul margine sud della città antica, di un piccolo abitato testimoniato dalla citazione della chiesa di Santa Maria, probabilmente un piccolo Oratorium, nei documenti cassinesi del X secolo.
È infatti solo intorno al 950 che una nobile longobarda dal nome Doda, moglie del primo Conte dei Marsi Berardo I detto " il Francisco ", cede a Montecassino, tramite il monaco-sacerdote Gualtiero, la piccola chiesa di Sancta Maria in Luco con seicento moggia di terreno vicino (circa 150 ettari). Poco dopo, intorno al 957, tre uomini liberi marsicani, Bettone Rattruda di Avezzano, Apico di Paterno e Pietro Mainone di Auritino (Celano) concedono per eredità altre terre al nascente monastero benedettino (Chron.Mon.Casin., II, 7, 182-183). Infatti dopo la cessione di Doda, fu dai monaci affiancato alla chiesa il monastero-torre benedettino, monastero che divenne una delle più prestigiose prepositure cassinesi della Marsica dal X al XIV secolo e da cui dipesero ben 29 monasteri e chiese benedettine della Marsica (CROCENZI 1992).

Altra località citata in questi anni della seconda metà del X secolo è quella di Aquitino (l'attuale "Agguachiata-Piedimura"), un'area occupata da una palude durante gli innalzamenti del lago Fucino e dominata dal balzo roccioso su cui nel 978 si vedevano ancora i ruderi della antica chiesa di S. Sebastiano dotata di atrio (ora chiesa annessa al Convento dei Frati). Sono infatti due fratelli marsicani abitanti in Calluco (vicino Casali d'Aschi) Adelberto e Ildebrando che, nel luglio del 978, riconsegnano all'Abate Aligerno di Montecassino un terreno di 20 moggi (circa 10 ettari) posto nella Valle Transaquana in località Aquitino dove sul colle era la "… ecclesia beati sancti Sebastiani in antea edificata fuit, quomodo a diem presentem deserta esse videtur, ", mentre parte dei confini erano compresi " … ab uno latere secus ipsa via que descendit in ipsa valle sancti Sebastiani, uno capite posita est fine radice montis qui vocatur Longania …" (AABM, 1; GROSSI 1981, 44-47)
L'importanza della chiesa e dei suoi fertili terreni agrari fu avvertita dal Conte dei Marsi Rainaldo II, figlio di Doda e Berardo I che, dopo aver ripreso possesso della stessa, fra il 970 e il 985 riconcesse a livello per ventinove anni ad Aligerno, famoso abate di Montecassino, la chiesa con i suoi possedimenti (Chron.Mon.Casin., II, 7, 182-183). Finito il contratto a livello, intorno al 997 e il 1000, lo stesso conte Rainaldo si riappropriava della chiesa insieme alle vicine di S. Erasmo, S. Sebastiano e S. Angelo, attraverso un concambio di due corti in territorio di Alife e Teano. "…sancta Maria in Luco et de sancto Herasmo et sancto Sebastiano et sancto Angelo. " (Chron.Mon.Casin., II, 25-26, 211).
Nel frattempo la franca famiglia dei Conti dei Marsi era preoccupata visto l'avvicinarsi dei primi gruppi di cavalieri normanni sui loro possessi della media valle del Liri. Infatti le iniziative dei Conti dei Marsi successive al 1059, creazioni di chiese e concessioni a Montecassino e Farfa, sono improntate al salvataggio dei loro possedimenti dall'arrivo dei temibili "uomini del nord", i Normanni che dal 1064 avevano iniziato la conquista delle terre abruzzesi. La conquista normanna avviene dal sud è precisamente dall'ex Ducato longobardo di Benevento ora diviso in Ducato di Puglia e Principato di Capua: mentre i Normanni pugliesi si mossero già dal 1064 in direzione dell'Adriatico condotti da Roberto di Loritello, quelli capuani raggiunsero i limiti dei possessi marsicani solo nel 1076 utilizzando le vie di ingresso alla Marsica rappresentate dalla Val di Comino e la media valle del Liri con la sua porta di Sora (CLEMENTI 1994, 175).

È in questa ottica di conservazione del loro potere, minacciato dalla nuova politica "statale" dei Normanni, che vanno viste le ampie donazioni a Montecassino dei Conti dei Marsi, Berardo III, Gentile con i suoi nipoti ed altri "nobili marsicani".
Con Berardo III, nel novembre del 1070, la concessione a Montecassino di S. Maria di Luco, le sue pertinenze con il Monastero e " la Rocca che si vede sopra il Monastero ", diventa definitiva e crea l'ampio feudale territorio fucense dei Cassinesi, controllato dalla nullius Dioecesis prepositura di S. Maria di Luco, e riconoscibile fra i limiti segnati dalla Valle Canale di Collelongo a sud, le rive del lago Fucino ad est, l'Incile claudiano a nord e la Valle Roveto ad ovest: "… monasterium sanctae dei Genitrici et Verginis Mariae que dicitur Lucus, cum ipsa Rocca quae supra ipsum monasterium videtur. "; "... una parte habet finem aquam de Fucino et ascendit per ipsam Pignam et vadit in Spinazzolam et ascendit in montem dicitur Termine, demum vadit per ipsam Serram de Longamine, deinde descendit per ipsum locum qui dicitur Canali et venit medietatem de valle Transaquarum et revertitur in aquam de Fucino. " (Chron.Mon.Casin., III, 17, 383; Reg.Mon.Casin., II, n.28).
Sebbene parte dei toponimi citati siano ormai quasi del tutto scomparsi, i ricordi dei vecchi del paese, i documenti dell'Archivio Comunale ed una pianta del 1752, permettono di ricostruire il confine: dall'imbocco dell'Incile claudiano fino all'attuale altura della "Pennerina" (quota 963: per Pigna è da intendere un cippo di confine romano) per poi proseguire per la località detta ora "Cunicella", lungo il "Piano del Termine" (Spinazzola), ed ascendere per l'altura detta "Tritermini"; successivamente proseguire per le alture dei Prati Santi e Monte La Ciocca (mons Terminus), per poi raggiungere la Serram Longamine, composta ora dai monti Orbetta, Bello, Romanella, Alto e Longagna; scendere poi per la valle Canale di Collelongo ed attraversare, in discesa, a metà la Vallelonga fino a raggiungere il Fucino in località Padule in comune di Trasacco. Sono questi i limiti definitivi delle proprietà della chiesa luchese e tali rimasero fino al 1811 quando furono, in gran parte, assegnati al Comune di Luco data la fine del Feudalesimo ad opera di Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat. Con questa donazione l'abbate cassinese di Luco era di fatto un vero e proprio Barone, possessore di un ampio feudo dominato dalla "Rocca" che Rainaldo II aveva probabilmente edificato sul finire del X secolo (SENNIS 1994, 62 ).

Nel settembre 1072 una nuova donazione a Montecassino accresce la prepositura luchese con la cessione da parte di "nobili marsicani" del castello di Meta posto nella Valle Roveto, la chiesa di S. Padre del luogo che è detto Forme, la chiesa di S. Donato posta sopra le stesse Forme, i possessi della stessa località e della vicina Valle Fredda: " … et ecclesia sancti Patris in loco, ubi Forme vocantur, et ecclesia sancti Donati supra ipsas Formas cum omnibus, que ad easdem ecclesias pertinent, insuper et universis, que ad prefatos nobiles iure hereditario pertinebant tam in ipsius Formis quam et in Valle frigida." (Chron.Mon.Casin., III, 39, 416). Le località citate sono riconoscibili nella discenderia maggiore dell'Emissario romano del Fucino del Nucleo Industriale di Avezzano ("S. Padre"), nel territorio posto fra l'Emissario e l'inghiottitoio della Petogna ("Forme"), nella sovrastante montagna della "Pennerina", sul valico a quota 927 ("S. Donato") e nella sottostante "Valle Fredda" di Capistrello, posta all'imbocco del Piano del Termine al confine con Luco. Nel XIII secolo l'area descritta cambiò il toponimo di " ad Formas " assumendo quello di Penna (GROSSI 1995b, 30).
Nel frattempo i Normanni erano entrati nei possessi lirini dei Conti dei Marsi nel 1076 con Giordano, figlio di Riccardo Principe di Capua, che riceve però prontamente l'omaggio di Berardo III Conte dei Marsi: trad. ital. = " [Giordano] annientò il conte Berardo, ricevendone omaggio. E' Berardo contava grandemente in Celano con la sua gente "; lo stesso conte marso, arrestò il Vescovo dei Marsi Pandolfo (suo fratello, ma troppo vicino ai Normanni) nel castello di Oretino (Celano), provocando un nuovo intervento di Riccardo di Capua " poiché costui non serbava fede ai suoi parenti né temeva Dio, la vittoria toccò ai Normanni " (AMATO, L. VII, c. XXXIII, 330-332; c. XXV, 334-336). Altro intervento normanno nei problemi marsicani si ebbe fra il 1067 e il 1073 con il normanno Guglielmo di Pontchanfré che si preoccupò di evitare che Teodino, figlio di Berardo III, trasportasse le proprietà del monastero cassinese di S. Maria di Rosciolo a quello di Sancta Maria de Luco (PDR, 461).
Pur tuttavia l'omaggio di Berardo III ed il suo grande potere militare nella Marsica, dovette scoraggiare una penetrazione in profondità dei Normanni che riuscirono a conquistare la contea marsicana solo verso la metà del secolo successivo. Ma sostanzialmente il pericolo di un accorpamento del comitato marsicano al Principato normanno di Capua rimase vivo nei successori di Berardo III e di Baldovino (Conte della Valle Sorana e fratello di Berardo III) che tentarono di legarsi al mondo normanno attraverso il matrimonio di Rainaldo IV con Aldegrina, figlia di Pandolfo Principe normanno di Capua; quindi il processo di donazioni verso Montecassino continua, agevolato anche dal fatto che due esponenti della famiglia comitale dei Berardi diventano abbati a Montecassino.
È di nuovo nel novembre del 1084 che da Carsoli Rainaldo IV, figlio di Berardo III, dava a S. Maria di Luco un molino " in Capistrello " posto lungo il corso del Liri, visto che l'abbazia fucense era allora sprovvista di una mola per le granaglie (AABM, 2). Il 1 maggio del 1089 il Conte dei Marsi Gentile, figlio di Baldovino, dona nuovamente a Montecassino, retto dall'abate Oderisio, il monastero di S. Maria di Luco e la chiesa di S. Nicola di Balsorano (Reg.Mon.Casin., II, n.6); nello stesso mese, insieme ai nipoti Trasmondo, Berardo e la matrigna Altruda, conferma la donazione precedente aggiungendo le chiese di S. Stefano di Roccavivi (" Rigo vivo "), S. Maria, S. Restituta in Morrea e S. Maria in Collelongo, chiese che, insieme a S. Nicola di Balsorano, entrano a far parte della prepositura di Luco (Chron.Mon.Casin., IV, 6-8, 471; Reg.Mon.Casin., II, nn. 6 e 14).
Il finire dell'XI secolo vede il termine delle donazioni a Montecassino che incrementarono i possessi di S. Maria di Luco che in quel periodo, come afferma il cronista cassinese Leone Marsicano vissuto a cavallo fra l'XI e il XII secolo, furono " …Ecclesia sancte Marie in Passarano [Trasacco] et sancti Sebastiani ibidem [Luco], monasterium sancti Martini in Trans aquas [Trasacco], ecclesia sancte Marie de Colle longo, sancte Restitute in Morrei, sancti Stephani et sancti Nicolai et sancti Donati in valle Sorana [Balsorano e Roccavivi], sancte Crucis in valle Ortuccle [Ortucchio], sancti Laurentii in Vico [Avezzano], sancti Iohannis in Besenie [Bisegna], sancti Cypriani in civitate Marsicana [S. Benedetto dei Marsi], sancti Salvatoris in giro eiusdem civitatis, sancte Barbare ibidem [Pescina], sancti Ambrosii in Secunzano [Paterno], monasterium sancte Marie in Cesis [Cese di Avezzano], sancti Leuci in Marano, sancti Blasii in Moscusi [Magliano dei Marsi], sancti Herasmi in Pomperano [Poggio Filippo], sancti Silvestri in Pireto [Pereto], sancti Salvatoris in Camerata [Camerata Vecchia, vicino Rocca di Botte], sancti Germani in Petrella Romani [Valle dell'Aniene]. " (Chron.Mon.Casin., II, 7, 182-183). A queste chiese sono da aggiungere altre, probabilmente erette dagli stessi monaci di Luco o avute in donazione da privati cittadini, come: S. Leonardo in Luco realizzata sulla rupe della omonima Fonte, sui resti di un santuarietto italico-romano; S. Patre ad Formas o in Penna, già citato in precedenza; S. Erasmo in Luco, già citata, riconoscibile sul "Corno della Penna"; S. Angelo in Transaquas, già citata e individuabile al "Pozzo di S. Angelo"; S. Agnese in Capistrello, sul luogo del Molino ceduto da Rainaldo IV; S. Angelo de Pesclum canalis, attribuita alla prepositura luchese sul finire dell'XI secolo e citata nella porta bronzea di Montecassino del 1058-1087 (ANTINORI, Ann., VII/340).
Dall'XI secolo abbiamo quindi la presenza nella vecchia e dimenticata città di Anxa di un castello-recinto sul costone roccioso, detto attualmente "la Rocca", che sovrasta la chiesa di S. Maria delle Grazie, sul margine sud della città antica, mentre una torre di avvistamento è posizionata a nord sul Corno della Penna sulla sommità detta ora "Torricella". Le mura della Rocca di Luco disegnavano una pianta triangolare con sul vertice la torre-cintata a pianta quadrata con piccolo recinto sul davanti ed alla base l'alto monastero-torre benedettino e la contigua chiesa con relativi annessi. L'abitato interno, strutturato a terrazze sul declivio roccioso, è ora quasi del tutto scomparso ad esclusione della parte bassa dove si notano resti di alcune abitazioni legate al monastero ed alla chiesa. Quindi nell'interno della città antica si sviluppa il centro medioevale di Luco dominato dall'Abate benedettino cassinese che riteneva anche il titolo di Barone e ne riscuoteva le tasse relative. La chiesa cassinese di Luco è nuovamente confermata a Montecassino dai Papi dell'XI-XII secolo con numerose bolle: Urbano II nel 1097, Pasquale II nel 1105 e nel 1112, Callisto II nel 1123 e Alessandro III del 1159 (ANTINORI, Ann., VI, 618; VII, 42-43, 94, 234, 564).
Nel frattempo gli ultimi Conti dei Marsi Berardo V e Rainaldo V, figli di Crescenzio, si sottomettono definitivamente ai Normanni nel 1143, direttamente al re Ruggero II d'Altavilla tramite i suoi figli Anfuso e Ruggero (Ann.Ceccanenses, 276-302; 283). Con questo atto la Marsica entra a far parte del Regno normanno di Sicilia è precisamente delle terre settentrionali di confine del regno verso i domini pontifici con l'assegnazione delle contee marse al Principatus Capuae. Ruggero II divide il comitato marsicano in tre tronconi principali ed altre consorterie familiari: la contea di Carsoli fu affidata ai figli di Oderisio, la contea di Albe a Berardo V ed infine la Contea di Celano a Rainaldo V (SENNIS 1994, 64-65).


 


Pagina: 1/2 Pagina sucessiva\
Sei in: - STORIA - L'et� medievale

Territorio

 
 


Team sviluppatori
| Grafica e Redazione | Copyright