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SocietÓ aperaia di mutuo soccorso
INTRODUZIONE 
Luco dei Marsi la Società Operaia e il Cinema Moderno
di Giuseppe Grossi 

La fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento in cui nasce a Luco dei Marsi la Società Operaia di Mutuo Soccorso sono contraddistinti dalla crisi del paese visto che la principale risorsa, la pesca, era finita al termine degli anni '70 dell'Ottocento con il prosciugamento del millenario Fucinus Lacus ad opera di Alessandro Torlonia. Ora dal paese, volgendo lo sguardo sulla piana, non erano più visibili le cristalline acque lacustri descritte da storici, artisti e poeti, ma un nuovo lago verde con le sue coltivazioni; un'enorme scacchiera regolare di variazioni di verde che costituiva un possibile Eldorado (fonte di ricchezza) per gli ex pescatori luchesi. Un mondo millenario spariva con le acque fucensi, un ethnos legato al lago con le sue paure, i racconti, i misteri, le divinità, i nomi, le specie vegetali ed animali, gli usi e costumi che avevano segnato il millenario contatto fra l'uomo marsicano e l'immane Fucino.
 
L'eco del lago non si era ancora spenta nella persone più mature che tentavano disperatamente di raggiungere l'invitante piana verde, ora piena proprietà del nuovo "Principe del Fucino", il Torlonia, come ben evidenziato dal cippo con sovrastante Madonnina che emergeva al centro della moderna piazza ("terrazza climatica") dell'abitato realizzata parzialmente dal sindaco Giulio Ercole. La presenza di quel limite, cosi faziosamente posto troppo in alto, sui livelli delle massime escrescenze del 1804/1816-17, offendeva i locali visto che operai luchesi si erano distinti nello spurgo della galleria sotterranea del nuovo Emissario Torlonia, soprattutto nei lavori sott'acqua e " resistevano come se fossero pesci " come descritto dal Marcone nel 1886. Dai secolari guerrieri del mondo antico e medievali pescatori ormai i Luchesi avevano dismesso armi e remi ed erano diventati dei malcontenti braccianti al servizio del Torlonia: lo "spirto guerriero" era rimasto e sui focolari domestici ancora i vecchi raccontavano ai loro nipoti le leggende sulla dea Angizia, sui serpenti e sulla fine della città "sepolta" da un terremoto (GROSSI 1999, p, 79), Il conflitto fra Torlonia ed il Comune di Luco per il possesso delle emerse terre fucensi comprese fra la linea di alzato e di secca delle acque del Lago, non fu dei più cordiali già all'indomani del termine del prosciugamento. Il paese scoraggiato iniziò le prime forme di lotta organizzate per ottenere dal Torlonia il risarcimento per la perduta attività pescatoria. 
 
Le prime iniziative furono rivolte all'azione, a più riprese, di spostare in basso i cippi di limite delle acque posti in alzato dai Torlonia. Vista l'allora stretta religiosità degli abitanti, il furbo nuovo Principe del Fucino, per evitare lo spostamento notturno continuo dei suoi cippi, fece porre sugli stessi le numerose Madonnine in ghisa rivestite in stucco colorato, immagini sacre che il popolo evità di spostare visto che erano state consacrate dal Vescovo dei Marsi. Nell'abitato di Luco ne erano presenti tre, di cui una sola conservata ora in Via dei Marsi con la dedica di Alessandro Torlonia alla Madonna del 1867 ed i limiti segnati all'anno 1869. Il 10 ottobre del 1867, il Geometra Fiscale Giosuè Tirabosfo realizzava per il Comune di Luco la pianta esatta del paese basso e dei Terreni lasciati dal Lago Fucino, con i limiti delle acque segnati da una linea a tratteggio e firmata dalla " Commissione forastiera ", da quella " paesana " e dal Sindaco Antonio Placidi. (ACLM, P/1). 
 
Per capire il clima di quei anni e le nuove speranze dobbiamo far riferimento alla descrizione ottimista del canonico marsicano Andrea Di Pietro, che nel 1869, in pieno prosciugamento, descrive l'abitato inserito nel " Mandamento di Trasacco ", con i suoi ben 3129 abitanti (Trasacco ne faceva 1505, Collelongo 2057 e Villavallelonga 1896) : " Lo stesso paese di Luco ha un buono e decente fabbricato che nella parte bassa era stato rovinato dalle onde di Fucino, ma adesso sarà subito riportato alla condizione primiera e migliorato di molto. Il suo territorio piano, specialmente quello lasciato dalle acque, assai diminuito dal Principe Torlonia autore della bonifica del Fucino, è assai fertile, cosa che non si avvera pel territorio montuoso: ha nondimeno la sufficienza di tutti i cereali: ha abbondanza di vino fra i quali primeggiano quelli che si hanno nella contrada detta Petogna. Prima i paesani provedevano colla pesca a quello che non produceva il territorio occupato: ma adesso il frutto di questo, o proprio o preso in affitto è bastante; e l'aria che in esso si respira, sebbene molto calda, non è nociva alla salute. Manca perà di acqua sorgiva che ora prende per la maggior parte nella montagna delle candele poste a mezza strada fra Luco e Trasacco; e spera che ritirandosi di più il lago, si palesi l'acqua sufficiente agli usi comuni. " (DI PIETRO 1869, pp. 250-251). All'annoso problema dell'approvvigionamento idrico "sufficiente agli usi comuni"è legato il primo atto di insofferenza verso Casa Torlonia, visto che lo stessa a parziale rimborso della mancata attività pescatoria aveva promesso al paese una fontana pubblica, alimentata dalle acque delle sorgenti di Trasacco. 
 
Visto che la condotta andava a rilento, ci furono delle manifestazioni popolari di protesta che culminarono nello scontro del 26 giugno del 1877, con il sottoprefetto, gli agenti e le guardie di Torlonia presi a sassate dai Luchesi per la famosa fase provocatoria, rivolta ai paesani che si lamentavano della Fontana ancora non terminata " Bevetevi il piscio dell'asino " (COLAPIETRA 1979, p. 19). Ma gli inizi del secolo, pur contrassegnati dai conflitti sul Fucino, segnano uno spostamento del vecchio abitato perilacustre verso l'invitante piano verde, come descritto da Emidio Agostinoni nel 1908: " Ora Luco poggia nella conca verde, alle falde delle sue montagne, e s'affretta verso il piano, verso la ricchezza sicura che si estende sconfinata agli occhi suoi ringiovaniti. Mezzo paese si è aggiunto in quarant' anni nella parte bassa " (AGOSTINONI 1908, p. 48). Il 1901 vede la nascita della " Società di Mutuo Soccorso fra gli operai ed agricoltori del Comune di Luco ", probabilmente già presente in forma ufficiosa nel decennio precedente, ma ufficialmente riconosciuta in quell'anno in base alla legge sabauda del 15 aprile del 1886. Una società legata in quegli anni al "Partito Torlonia" vista la sua nascita sotto l'egida di Don Raffaele Alfidi, monarchico e gran affittuario del Principe Torlonia, con il primo presidente Gregorio Piccirilli coadiuvato dagli esponenti della famiglia Alfidi che nel 1902 avranno la presidenza con Francesco Alfidi (CIOCCI A., ivi). Dall'esame dei nominativi dei primi soci fondatori del 1902, vediamo gli esponenti della media borghesia luchese, possidenti terrieri ed artigiani che in quegli anni emergevano sul "ceto de' Signori" paesano e si contrapponevano alle vecchie famiglie nobiliari dei De Angelis, Ercole, Placidi e Floridi. 
 
Le prime norme statutarie, sotto l'influenza degli Alfidi, sono chiaramente legate alla monarchia sabauda, in particolare all'articolo 32 dello Statuto del Regno d'Italia in cui veniva ribadito che i componenti del sodalizio non potevano occuparsi di politica nell'interno della SOMS. L'arrivo nel 1907 a capo del sodalizio del ricco possidente ed imprenditore edile luchese Paolo Ciocci porta una ventata di liberalismo nella SOMS con modifiche e l'eliminazione degli articoli statutari concernenti l'interdetto alla politica. Da una interessante e "ritoccata" foto del 1907, regalata dal sodalizio al nuovo presidente, si possono notare i primi componenti dell'associazione sormontati dall'ovale con il ritratto di "Sor Paolo Ciocci". Le nuove posizioni politiche sono inizialmente allineate su posizioni filo-cattoliche espresse nella Marsica dalla figura del parlamentare Mariano Scellingo con successivi apporti socialisti vista la nomina a "socio onorario" dell' avezzanese avv. Luigi Vidimari, maggiore esponente marsicano del partito socialista, e il socialista luchese Rocco Amadoro che nel 1914 diventa sindaco del paese (COLAPIETRA 1979). L'avvento del Fascismo negli anni '20 porta ad uno stretto legame fra la SOMS e il nuovo movimento politico italiano visto che lo stesso "Cavalier Paolo Ciocci" riveste dal 1926 al 1937 la carica di potestà del Comune di Luco dei Marsi (CIOCCI A., ivi). 
 
Pur tuttavia, gli esordi dell'associazione sono contrassegnati da nuovi lutti e relative crisi economiche, il terremoto del 13 gennaio 1915, la prima guerra mondiale del 1915-18 e l'epidemia della "Spagnola". L'evento tellurico distrugge parte del centro storico con la morte di 200 ahitanti, 80 giovani muoiono in guerra sulle trincee del Carso, circa 200 persone periscono nell'epidemia fra gennaio e ottobre del 1918. Le ricostruzioni postterremoto portano alla ribalta la ditta edile dei Ciocci (Paolo e Franco) con sostanziali lavori ad Avezzano (Palazzo Vescovile, Cattedrale, ecc.) e nello stesso Luco dove nel 1922 viene realizzata la sede del sodalizio, per diretto interesse di Paolo Ciocci, che viene pienamente utilizzata fino al 1940; nel 1941 verrà data in affitto a Pietro Mari che la utilizzerà come sala cinematografica del Cinema Moderno del paese. Negli anni '20 del secolo il paese è interessato dalle ricostruzioni dal terremoto con edificazione dei muraglioni di sostruzione della nuova Piazza Umherto I, realizzati dal costruttore luchese Franco Ciocci nel 1922 a sue spese, e coronati dal Monumento ai Caduti. Lo stesso anno vede: l'intervento di Paolo Ciocci con la edificazione della sede sociale, mentre parteciperà, come ditta, all'ottimo restauro della chiesa di S. Maria, ad opera dell'architetto Paolo Gavini, rovinata in parte nel terremoto del 1915; de]1' Ingegnere Domenico Ricci che redige il primo piano di Fabbricazione di Luco con il rilievo scientifico del nucleo urbano e le proposte di abbattimento degli archi del centro storico, oltre alla demolizione di edifici ingombranti per la nuova viabilità primaria. 
 
Negli stessi anni Luco conosce l'arrivo di Benedetto Croce, accompagnato dall'Onorevole Sipari ed anche di Gabriele d'Annunzio che staziona per alcuni giorni nel Palazzo Ercole, vicino la sede Comunale, partecipando alla Festa dello Spirito Santo, come risulta da una lettera datata al 15 agosto e contrassegnata dal simbolo dannunziano (GROSSI 1999, p. 78). Gli anni '30 vedono la pavimentazione della Piazza e l'edificazione del nuovo Edificio Comunale con la bella e moderna sede delle Scuole Elementari dedicate ad Italo Balbo. Nel 1942, nel XX anno dell' Era Fascista, Luco dei Marsi contava 5596 abitanti, era collegato con Avezzano e Villavallelonga con una autocorriera, aveva la Posta, il Telegrafo, il Telefono, la sede parrocchiale, il Medico, una Farmacia e la Stazione dei Carabinieri. Le Fiere si svolgevano nella domenica di Pentecoste, il 30 novembre ("Fiera di S. Andrea"), mentre il Mercato si teneva ogni domenica (EPTA 1942, p. 267). 
Cosi termina l'inquadramento dei periodi iniziali della SOMS luchese ed il suo rapporto con i problemi che animavano il paese fra la seconda metà dell'Ottocento e il primo Novecento. 
 

 
Una pagina importante della società luchese fra gli anni quaranta e sessanta del Novecento fu rappresentata dalla presenza nei locali della Società Operaia di Mutuo Soccorso di una sala cinematografica stabile. Già in precedenza, anni '20 e '30 dello stesso secolo, i locali erano stati dati in affitto per manifestazioni cinematografiche al Cinema Margherita di Avezzano, come risulta dai documenti societari, ma l'arrivo nella Marsica del romano Pietro Mari nel 1940 portò alla costante utilizzazione della sala come cinema. Pietro Mari, in arte "Sor Pietro" (nato nel 1908 a Roma, presso la Piramide di Caio Cestio, e morto a Luco nel 1998), durante gli ultimi anni della seconda guerra mondiale era attore di avanspettacolo, comparsa cinematografica e gestore di un cinema viaggiante con autorizzazione per le proiezioni nel Lazio, Abruzzo e parte della Campania. Il suo arrivo nella Marsica è nell'anno 1940 con l'apertura provvisoria di una sala cinematografica a Trasacco (vicino la Torre medievale) ; nel 1941, sotto la presidenza della SOMS luchese di Luigi Alviani (eletto nel 1937) e per intervento di Mimmino Benvenuti, Olinto Bove e Faiella Giuseppe, gli fu concesso di utilizzare la sala societaria come "Cinema Moderno". Aiutato dalla moglie Fausta Sdubolini, in arte "La Signora del Cinema", e grazie ai suoi contatti col mondo romano di Cinecittà, riuscì in quei difficili anni della guerra a dare ai Luchesi dignitosi spettacoli cinematografici, mentre la sala da proiezione costituiva, insieme alle "feste danzanti", l'unico svago e ritrovo della comunità luchese come ben descritto, per l'ambiente siciliano, dal regista Giuseppe Tornatore nel bellissimo e recente (premiato con Oscar) film Nuovo Cinema Paradiso. 
 
Sono anni in cui la società locale fatica a trovare il senso della modernità e dello sviluppo economico che si avrà nei successivi anni '60 con la ricostruzione e modernizzazione postbellica. Il Cinema Moderno, una delle poche sale cinematografiche regolarmente operanti in quel periodo nella Marsica insieme al Cinema Margherita di Avezzano, svolge quindi una importante funzione di aggregazione sociale; la stessa sala ospita manifestazioni occasionali, come comizi politici, recite teatrali, balli popolari e, naturalmente, viene utilizzata dalla Società Operaia per le sue esigenze. La famiglia Mari, genitori con due figli, pianterà le tende nel paese e Pietro e Fausta diventeranno delle figure importanti nell'ambiente sociale luchese. Si ricordano: le continue scenette teatrali che Sor Pietro doveva improvvisare per calmare gli spettatori durante la mancanza di corrente o quando la pellicola si spezzava e non era facilmente riparabile; i pagamenti in natura che "La Signora del Cinema" accettava per l'ingresso dei ragazzi (uova, fascine di legno, carbone, ecc.) ; i continui rimproveri e proteste degli spettatori per le continue rappezzature delle ormai consumate pellicole in bianco e nero; le lamentazioni per il taglio delle scene di alcuni film d'amore (scene allora considerate "spinte") che avrebbero potuto offendere l'allora "morale pubblica" e quindi sottoposte ad apposita censura; il venditore napoletano di noccioline, caramelle e semi di carrube ("sciuscelle") Cosimo, con la sua attrezzata bicicletta a carretto con legato un cagnolino volpino (detto "Palumbiello"); la "lupinara" Francesca con il suo carretto tirato a mano che, insieme con Cosimo, stazionava fuori dal Cinema. Sor Pietro da Luco negli anni 40 e 50 del Novecento, con l'utilizzo della carrozza da tiro animale del trasportatore locale Mosca Alfredo, in arte "Sindachitte", portava le pellicole romane in tutta la Marsica svolgendo una funzione importante nella diffusione della cultura cinematografica nell'area. 
 
Era possessore di due pellicole, una dedicata all'attore americano di western muto, Tom Mix e l'altra ad Atlantide, che proiettava continuamente a chi ne faceva richiesta. Il suo costante andirivieni fra Luco e Roma per l'affitto delle pellicole (spesso riforniva anche il Cinema Margherita di Avezzano), gli permise di fare, a vantaggio del luchesi, del mercato nero sul sale che contraccambiava in natura con il locale zucchero da barbabietola. Questa è una parte di storia del paese e il Cinema Moderno di Pietro Mari nella sede sociale della SOMS luchese, meritava di essere portato alla luce della storia locale per meglio comprendere l'importanza che queste sale cinematografiche ebbero nella diffusione della cultura cinematografica e della relativa socializzazione culturale fra la seconda guerra mondiale e il primo dopoguerra quando l'ingresso del televisore nelle case degli Italiani ne segnà lentamente la fine; solo al termine del Novecento, la diffusione delle "Multisala" cinematografiche con il loro arredamento, tecnologia, spazialità, suoni e possibilità di scelta degli spettacoli settimanali, (vedi il nuovo Multisala Astra del Nucleo Industriale di Avezzano), ha riaperto la fruizione comunitaria dello spettacolo cinematografico al grande pubblico. 
 
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