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Miti e leggende
Testi a cura del prof. Giuseppe Grosssi  maggiori info autore

serva, tu sei esperta di veleni. Lo so. Tu sei dei Marsi. Porti il nome della montagna amara. E ieri sera vidi il padre tuo che ti cerca, che ti richiama col sufolo di canna. È un ciurmatore di vipere.": cosi Gigliola De Sangro descrive la matrigna luchese "Angizia Fura" nella massima tragedia dannunziana "La fiaccola sotto il moggio", mentre il "serparo" di Luco, padre di Angizia, recandosi dalla stessa Gigliola le indica il sito della città fucense e l'atmosfera di mistero che vi si respira, "Sopra Luco evvi un monte erto e serposo nomato Angizia, come la matrigna tua; dove salgo per far preda. E v'era una città, nei tempi, una città di re e indovini. E sonvi le muraglie di macigni ed i tumuli di scheggioni pel dosso. E quivi su, cercando in luogo cavo, trovai d'intorno ad un ossame tre vasi di terra nera coperchiati. E nel primo trovai farro, nell'altro fiàcini d'uva e tritoli di fave, nel terzo queste cose che ti dono."(D'ANNUNZIO 1905). 
  
Il d'Annunzio dimostra di conoscere bene le tarde tradizioni marse e le leggende del popolo luchese dopo che il prosciugamento della seconda metà dell'800 aveva messo fine all'ambiente che le aveva elaborate: un tenace ricordo che verrà ulteriormente segnato dal terremoto del 13 gennaio del 1915. Da guerrieri e pescatori secolari ormai i Luchesi avevano dismesso armi e remi ed erano diventati dei malcontenti agricoltori al servizio di Torlonia: lo "spirto guerriero" era rimasto e sui focolari domestici ancora i vecchi raccontavano ai loro nipoti le leggende sulla dea Angizia, sui serpenti e sulla fine della città "sepolta" da un terremoto.
Nella memoria collettiva luchese Angizia, la dea principale del mondo marso, viene identificata come divinità dei serpenti, il tutto in base ad una supposta "tradizione" voleva il termine Angizia collegato ad anguis, al serpente. Questo errato rapporto etimologico creato in epoca romana e diventato canonico successivamente è stato alla base delle numerose leggende locali sulla dea, sulla fine della città antica e dell'abbandono dell'insediamento medioevale. I recenti studi e il riesame delle iscrizioni dedicate alla dea italica fucense hanno permesso di tratteggiare un aspetto più scientifico della divinità e di sfatare le leggende, non popolari ma create da dotti locali in età umanistica. 
Si deve ai Di Nola, Letta e Luschi, la reale figura della dea marsa a cui era dedicato il santuario posto nell'interno della città di Anxa-Angitia. Essa appare come la "Signora dei Morti", A(n)ctia, una divinità funeraria connessa con il ciclo solare e con la mancanza della luce. Non a caso essa è stata messa in rapporto con la greca Persefone e la Proserpina romana per i suoi caratteri funerari. Dalle iscrizioni risulta essere strettamente collegata a Demetra greca e Cerere romana, mentre in ambito italico viene associata a Vesuna (la Cerere italica).
  
I suoi figli sono gli Angeti o Dis Angitibus, gli Antenati divinizzati, numi tutelari dei santuari in grotta fucensi e dei morti. A Roma è onorata col nome di Angerona, una divinità collegata alla mancanza della luce che si verifica al momento del solstizio d'inverno e precisamente al 21 dicembre, giorno in cui cadevano la feste congiunte dei Divalia e Angeronalia. La presenza di Angitia a Roma è spiegabile come apporto cultuale safino (sabino) al mondo latino di età arcaica; non dimentichiamo che fra i primi re di Roma ci sono dei Sabini di chiara origine abruzzese. Il suo culto è testimoniato da numerose iscrizioni rinvenute a Luco, Civita d'Antino, Isernia, Trebula Mutuesca in Sabina, a Gubbio in Umbria e Sulmona e Valle Peligna: appare inoltre con il nome di futrei kerriia nel rituale di Agnone nel Molise. Ad essa appaiono collegate le numerose mascherine rettangolari con raffigurazione di volto umano rinvenute nei santuari dell'Italia centrale di cultura safina (sabina) a cui i Marsi appartenevano. 
  
La produzione di queste mascherine fittili funerarie era concentrata nel santuario fucense di Luco con ampia diffusione, come già detto, in tutto l'ambito italico-centrale. Non possediamo raffigurazioni sicure relative alla dea, anche se è possibile che la "chimera" rappresentata nei dischi-corazza arcaici di produzione fucense, portati dai re safini, sia collegata ad essa. E' probabile che in età romana, visti gli accostamenti mitologici con Medea, Circe ed i serpenti, sia stata onorata con vere e proprie statue di cui non siamo, allo stato attuale delle nostre conoscenze, in grado di dare ipotesi di rappresentazione. In complesso la dea, con il suo santuario principale ed il suo bosco sacro ("Lucus Angitiae") di Luco, appare come una delle più antiche ed importanti divinità italiche, divinità fondamentale per la comprensione dell'ethnos marso ed italico. 

 LUCO DEI MARSI, storia ambiente archeologia
 

 
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